{"id":4708,"date":"2026-06-06T00:34:13","date_gmt":"2026-06-05T23:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fullo.net\/blog\/?p=4708"},"modified":"2026-06-06T00:37:12","modified_gmt":"2026-06-05T23:37:12","slug":"project-traversing-per-llm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.fullo.net\/blog\/2026\/06\/06\/project-traversing-per-llm\/","title":{"rendered":"Project traversing per LLM"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uso Claude con i progetti fin da quando esistono. Ne ho uno per ogni verticale: OKR, sostenibilit\u00e0 digitale, i libri della serie <em><a href=\"https:\/\/leanpub.com\/u\/fullo\">the Right Way<\/a><\/em>, la scrittura per il blog. Ciascuno ha il suo master prompt, le sue skill, i file di contesto che servono a quel dominio e a nessun altro. Servono esattamente a questo: a tenere Claude dentro un recinto che conosce bene, cos\u00ec calano per me lo sforzo cognitivo e per lui le probabilit\u00e0 di allucinazione. Il progetto OKR sa di OKR. Quello del blog conosce il mio TOV meglio di me certe mattine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un&#8217;architettura che funziona, finch\u00e9 quello su cui lavori sta dentro un recinto.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine.png?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"580\" height=\"317\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine.png?resize=580%2C317&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4709\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine.png?resize=700%2C382&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine.png?resize=300%2C164&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine.png?resize=768%2C419&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/immagine.png?w=1024&amp;ssl=1 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema \u00e8 che le cose a cui tengo di pi\u00f9 quasi mai ci stanno. Nascono trasversali, oppure nascono piccole in un progetto e poi crescono fino a sfondare la staccionata. Un&#8217;idea che parte come una nota tecnica nel posto sbagliato, un artefatto costruito per uno scopo che ne suggerisce un altro. Se le incastro a forza nel progetto &#8220;<em>pi\u00f9 vicino<\/em>&#8220;, perdo proprio il contesto specializzato che rende i progetti utili, e se le tengo in testa, perdo il filo. Per molto tempo ho fatto l&#8217;una e l&#8217;altra cosa, che \u00e8 come tenere insieme un mobile con lo scotch.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi ho smesso di scegliere il recinto e ho iniziato a far attraversare. Con due movimenti che all&#8217;inizio confondevo e che adesso tengo separati, perch\u00e9 ho capito che fanno mestieri opposti. Il primo lo chiamo <em>travaso<\/em>, perch\u00e9 \u00e8 esattamente questo: sposto materiale vero da un progetto all&#8217;altro, una chat con tutti i suoi log, un artefatto gi\u00e0 fatto, e il progetto di arrivo lo eredita e ci lavora sopra senza che io ricostruisca niente. Il contenuto passa da un contenitore all&#8217;altro e resta quello che era, come il vino che cambia bottiglia. \u00c8 un atto tecnico, non chiede testa. Il secondo movimento \u00e8 l&#8217;opposto: non travaso niente dentro Claude, leggo qualcosa che ho depositato in un progetto e il lavoro lo fa la mia testa, che porta quell&#8217;idea in un altro recinto sotto una forma nuova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui mi \u00e8 servito rubare tre parole ai greci, perch\u00e9 il secondo movimento non \u00e8 sempre lo stesso. Sotto &#8220;<em>lavoro di testa<\/em>&#8221; si nascondono tre cose diverse, e i greci avevano un nome per ciascuna. <em><strong>Anch\u00ednoia<\/strong><\/em> (????????) \u00e8 il termine con cui Aristotele indicava la sagacia di cogliere al volo il nesso nascosto, il legame gi\u00e0 presente tra due cose e che nessuno aveva ancora visto. <strong><em>Po\u00edesis<\/em><\/strong> (???????) \u00e8 il portare all&#8217;essere ci\u00f2 che prima non c&#8217;era: Platone, nel Simposio, la definisce come ogni causa che fa passare qualcosa dal non-essere all&#8217;essere, e non parla di poesia in versi, ma di creazione in qualsiasi campo. <em><strong>S\u00fdnthesis<\/strong><\/em> (????????) \u00e8 il comporre un tutto nuovo a partire da pezzi che per\u00f2 esistevano gi\u00e0, come un edificio fatto di mattoni che avevi. Tre forme di pensiero diverse, e tengo distinto quale lavora a ogni passaggio, perch\u00e9 non \u00e8 un dettaglio da accademici: cambia cosa posso aspettarmi dallo strumento e cosa devo metterci io.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-subtle-background-background-color has-background has-small-font-size is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anch\u00ednoia<\/strong> (????????) \u00b7 <em>la scoperta<\/em> Aristotele la definisce come la bravura di cogliere il termine medio in un tempo non esaminato, cio\u00e8 il vedere al volo il legame tra due cose. Il nesso c&#8217;era gi\u00e0, era reperibile ma ignoto: passa da quello che non sapevo di poter sapere a quello che ho reso esplicito. Lo strumento qui pu\u00f2 aiutare, portando in superficie quello che non cercavi.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-subtle-background-background-color has-background has-small-font-size is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Po\u00edesis<\/strong> (???????) \u00b7 <em>l&#8217;emersione<\/em> Per Platone \u00e8 ogni causa che fa passare qualcosa dal non-essere all&#8217;essere. Il risultato non era contenuto nei materiali di partenza: non bastava leggerli con attenzione per estrarlo. \u00c8 il fare che porta all&#8217;esistenza qualcosa di sostanzialmente nuovo. Lo strumento non lo fa al posto tuo, perch\u00e9 il salto non \u00e8 nei materiali.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-subtle-background-background-color has-background has-small-font-size is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>S\u00fdnthesis<\/strong> (????????) \u00b7 <em>la composizione<\/em> Il &#8220;porre insieme&#8221; parti che gi\u00e0 esistono in una configurazione nuova. L&#8217;edificio \u00e8 nuovo, i mattoni no. Il risultato \u00e8 inedito come ordine, non come sostanza. Qui lo strumento pu\u00f2 dare una mano vera, perch\u00e9 i pezzi ci sono e si possono combinare in molti modi.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il modo pi\u00f9 semplice (e probabilmente otaku) che ho trovato per descrivere il mio ruolo in tutto questo \u00e8 quello dell&#8217;allenatore di Pok\u00e9mon. Il mio lavoro \u00e8 far evolvere la creatura, accompagnarla da uno stadio al successivo, facendola allenare in palestre diverse. Ma un allenatore che si limita a guardare il Pok\u00e9mon che cresce non vince un incontro. Deve anche insegnargli le mosse giuste e, per poterle insegnare, deve conoscerle lui per primo. Qui sta tutta la differenza tra usare Claude come amplificatore e come stampella: i progetti sono le palestre dove l&#8217;attivit\u00e0 si allena e cambia forma, lo spostamento di materiale \u00e8 l&#8217;evoluzione che la porta allo stadio successivo, ma le mosse, il ragionamento che decide dove deve andare e perch\u00e9, quelle le devo conoscere io. Se le delego, ho un Pok\u00e9mon che evolve a caso e un allenatore che non sa pi\u00f9 giocare.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Primo caso: un corso che evolve in linea retta<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il corso che ho annunciato nello <a href=\"https:\/\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/image-1.png\" type=\"attachment\" id=\"4706\">scorso post<\/a> \u00e8 l&#8217;esempio pi\u00f9 pulito che ho, perch\u00e9 l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 sempre la stessa dall&#8217;inizio alla fine e attraversa i progetti in sequenza, senza ramificarsi. Charmander, Charmeleon, Charizard. Lo stesso individuo a tre stadi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"580\" height=\"342\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28-.png?resize=580%2C342&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4711\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?resize=700%2C413&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?resize=300%2C177&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?resize=768%2C453&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?resize=1536%2C906&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?resize=2048%2C1209&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?resize=1200%2C708&amp;ssl=1 1200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?resize=1980%2C1169&amp;ssl=1 1980w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-28--scaled.png?w=1740&amp;ssl=1 1740w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo stadio \u00e8 nato in <a href=\"https:\/\/leanpub.com\/pensare-con-gli-llm\"><em>LLM the right way<\/em><\/a>: il progetto del libro. L\u00ec c&#8217;era gi\u00e0 tutto l&#8217;impianto concettuale: l&#8217;idea di costruire un agente strato per strato, dal prompt alle istruzioni persistenti, poi la skill, poi l&#8217;agente vero e proprio, poi l&#8217;MCP che lo collega al mondo, infine i subagent. Quella struttura non l&#8217;ho inventata per il corso, esisteva perch\u00e9 \u00e8 la spina dorsale di quello che ho scritto nel libro. Il progetto sapeva ragionare su quella materia perch\u00e9 era la sua materia. Quello che \u00e8 uscito da questo primo recinto era solido sul piano del contenuto e completamente inerte sul piano didattico: un&#8217;ottima architettura concettuale che nessuno avrebbe potuto n\u00e9 comprare n\u00e9 frequentare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho spostato la chat su Daruma corsi. Spostato per davvero, con tutti i suoi log, non ricostruita: il progetto di arrivo si \u00e8 ritrovato in casa l&#8217;intera conversazione che aveva generato l&#8217;impianto, e ci ha lavorato sopra. Ed \u00e8 qui che l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 cambiata di stato, perch\u00e9 Daruma corsi sa fare una cosa che LLM the right way non sa fare: trasformare un contenuto in formazione. Da quel recinto sono usciti lo stile didattico, l&#8217;abstract che si vende a chi deve decidere se iscriversi, il workbook per chi partecipa. La stessa materia di prima, ma adesso con una forma che si poteva erogare in una stanza con dei project manager presenti. Le mosse che ho dovuto conoscere io, a questo stadio, non erano sull&#8217;AI: erano sul Training from the Back of the Room, sul come si fa lavorare una sala invece di parlarle addosso. Senza quelle, avrei avuto un agente che spiegasse l&#8217;AI e una platea che si addormentasse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo stadio \u00e8 il post che avete letto e che vive nel progetto del blog. Anche qui ho travasato il materiale, e anche qui il recinto ha aggiunto l&#8217;unica cosa che sapeva aggiungere: il tono. Il progetto del blog non sapeva nulla del corso e non doveva saperlo, ma conosce il mio TOV e ha pubblicato un articolo che, negli altri due progetti, sarebbe suonato come una brochure. Tre recinti, <em>tre stadi <\/em>e, a ogni passaggio, l&#8217;attivit\u00e0 ha guadagnato esattamente ci\u00f2 che il recinto precedente non le poteva dare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Notate una cosa, perch\u00e9 conta per dopo: in questo caso ho sempre travasato del materiale in Claude. Tre evoluzioni, tre travasi. Il pensiero c&#8217;era, ma svolgeva il lavoro dell&#8217;allenatore che sceglie la palestra, non quello di chi lavora in un altro recinto. \u00c8 il caso lineare. Ce n&#8217;\u00e8 un altro che si comporta diversamente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Secondo caso: una catena che cambia stato alla materia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad aprile ho rilasciato una skill open-source, <a href=\"https:\/\/github.com\/fullo\/claude-adversarial-skill\"><em>adversarial-verify<\/em><\/a>, che applica la verifica avversariale alla revisione del codice. Se ricostruisco da dove viene, trovo una catena che attraversa progetti per oltre due mesi e si comporta in modo diverso rispetto al corso. Dove il corso era un individuo solo che evolve, qui ho una vena di materiale che, a ogni tappa, cambia stato, dal carbone grezzo fino a qualcosa di molto pi\u00f9 strutturato. La miniera, appunto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"580\" height=\"342\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44-.png?resize=580%2C342&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4712\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?resize=700%2C413&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?resize=300%2C177&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?resize=768%2C453&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?resize=1536%2C906&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?resize=2048%2C1209&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?resize=1200%2C708&amp;ssl=1 1200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?resize=1980%2C1169&amp;ssl=1 1980w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-44--scaled.png?w=1740&amp;ssl=1 1740w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;origine \u00e8 un articolo sulle allucinazioni tecniche degli LLM, che ho letto. Non l&#8217;ho spostato da nessuna parte, non era un artefatto: era carbone nel terreno, materia grezza che leggendola mi ha fatto venire un&#8217;idea. Qui il lavoro l&#8217;ha fatto la mia testa, non Claude, ed \u00e8 il caso pi\u00f9 puro di <em>po\u00edesis<\/em> che ho. La skill non era nascosta in quell&#8217;articolo; non bastava leggerlo con attenzione per estrarla. \u00c8 nata facendo confluire il problema delle allucinazioni con la mia esperienza di verifica avversariale sugli agenti, ma il risultato non era contenuto in nessuna delle due: \u00e8 passato dal non-essere all&#8217;essere mentre la costruivo. Questo primo passaggio \u00e8 tutta generazione mia: nessun travaso, solo un allenatore che porta all&#8217;esistenza qualcosa che prima non c&#8217;era.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi la skill \u00e8 diventata un post sul blog e qui il movimento cambia. Ho travasato l&#8217;artefatto, la skill stessa coi suoi materiali, nel progetto del blog, che l&#8217;ha trasformata in un articolo. Materiale che scorre, senza che la testa debba generare o collegare niente di nuovo. Il carbone era stato estratto e ora veniva lavorato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il passaggio successivo \u00e8 il pi\u00f9 interessante perch\u00e9 i due movimenti si presentano insieme. Quel blog post, pi\u00f9 la skill, li ho portati come asset dentro la riflessione che \u00e8 diventata <a href=\"https:\/\/www.fullo.net\/blog\/2026\/04\/07\/orologi-nuvole-e-pensiero-avversariale\/\"><em>Orologi, nuvole e pensiero avversariale<\/em><\/a>, l&#8217;articolo sul pensiero critico. Ho travasato il materiale, questo \u00e8 il primo movimento, ma il collegamento concettuale, capire che la verifica avversariale sul codice e il pensiero critico sulle decisioni erano la stessa postura applicata a domini diversi, quello l&#8217;ha fatto la mia testa. E qui era <em>anch\u00ednoia<\/em>, non <em>po\u00edesis<\/em>: quel nesso esisteva gi\u00e0, la postura avversariale univa davvero i due domini prima che io ci pensassi. Era reperibile, solo che io non lo sapevo. Il lavoro \u00e8 stato passare da qualcosa che non sapevo di poter sapere a qualcosa che ho reso esplicito. Carbone estratto e lavorato che, sotto la pressione di un&#8217;idea gi\u00e0 presente nel materiale, comincia a cristallizzare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ultimo stadio: quei due articoli, insieme a un pezzo pi\u00f9 vecchio sul <a href=\"https:\/\/www.fullo.net\/blog\/2026\/03\/18\/il-paradosso-del-cervello-aumentato\/\">paradosso del cervello aumentato<\/a>, sono confluiti nel libro &#8220;<em>Pensare con gli LLM<\/em>&#8220;. Travaso di materiale, ancora una volta, ma il lavoro di testa qui \u00e8 stato <em>s\u00fdnthesis<\/em>, e la distinzione conta: a differenza della skill, i pezzi esistevano gi\u00e0, erano i tre articoli. Non li ho portati all&#8217;essere dal nulla, li ho composti. La tesi che li tiene insieme, per\u00f2, non era riscontrabile rileggendoli, perch\u00e9 prima erano articoli tra loro sconnessi: \u00e8 nata nel momento in cui li ho disposti in un ordine. C&#8217;\u00e8 stata anche una piccola <em>anch\u00ednoia<\/em>, qualche nesso tra i pezzi che ho scoperto strada facendo, ma il grosso \u00e8 stato comporre una cornice nuova con mattoni che avevo gi\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se guardo la catena intera, il pattern non \u00e8 &#8220;ho spostato delle chat&#8221;. \u00c8 un&#8217;alternanza precisa. Un lavoro di testa apre, un travaso consolida ci\u00f2 che il lavoro ha prodotto, poi un altro lavoro di testa rilancia su ci\u00f2 che il travaso ha depositato. E c&#8217;\u00e8 una cosa che noto, anche se ho una sola catena e generalizzare sarebbe disonesto: la creazione vera, la <em>po\u00edesis<\/em> che fa emergere e la <em>s\u00fdnthesis<\/em> che compone, mi \u00e8 capitata agli estremi, la skill all&#8217;inizio e il libro alla fine, cio\u00e8 nei punti dove cambia la natura stessa dell&#8217;oggetto, da problema a strumento, da articoli sparsi a libro. L&#8217;<em>anch\u00ednoia<\/em>, lo scoprire un nesso che c&#8217;era, l&#8217;ho fatta nel mezzo. Non so se sia una regola o il caso di una sola catena, ma il sospetto \u00e8 che la creazione si concentri negli snodi e la scoperta nei passaggi laterali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che invece mi sento di dire \u00e8 che la <em>po\u00edesis<\/em> \u00e8 la pi\u00f9 rara delle tre e la pi\u00f9 mia. Scoprire un nesso reperibile capita spesso, anche con l&#8217;aiuto dello strumento che porta in superficie ci\u00f2 che non sapevi di sapere. Comporre pezzi che gi\u00e0 hai capita anche, e l\u00ec lo strumento d\u00e0 una mano vera. Ma far emergere qualcosa che in nessun materiale c&#8217;era, quello capita di rado e non c&#8217;\u00e8 corpus che lo faccia al posto tuo. Il pensiero, senza il travaso, resta un&#8217;intuizione che si disperde, perch\u00e9 non si deposita in alcun artefatto riutilizzabile. Il travaso, senza pensiero, \u00e8 archiviazione: sposti roba da uno scaffale all&#8217;altro e basta. \u00c8 il loro intreccio che porta dal carbone al diamante, e nessuno dei due movimenti, da solo, ci sarebbe arrivato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa evolve davvero<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto la metafora dell&#8217;evoluzione mostra la corda, e vale la pena dirlo invece di far finta di niente. Un Pok\u00e9mon evolve in linea retta e non torna indietro, ma io, con un&#8217;attivit\u00e0 digitale, posso sempre tornare al recinto precedente e farla ramificare in direzioni diverse dallo stesso stadio iniziale. Se, mentre scrivo l&#8217;abstract in <em>Daruma corsi<\/em>, scopro un buco nell&#8217;impianto nato in <em>LLM the right way<\/em>, torno nel primo recinto e lo sistemo l\u00ec, alla fonte, invece di rattopparlo a valle. Il digitale non ha la freccia a senso unico dell&#8217;evoluzione biologica, e questa \u00e8 una libert\u00e0 in pi\u00f9, non un difetto del metodo. La metafora serve a spiegare il percorso, e quando smette di servire la lascio andare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?ssl=1\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"580\" height=\"342\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56-.png?resize=580%2C342&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-4713\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?resize=700%2C413&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?resize=300%2C177&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?resize=768%2C453&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?resize=1536%2C906&amp;ssl=1 1536w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?resize=2048%2C1209&amp;ssl=1 2048w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?resize=1200%2C708&amp;ssl=1 1200w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?resize=1980%2C1169&amp;ssl=1 1980w, https:\/\/i0.wp.com\/www.fullo.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Screenshot-2026-06-06-at-01-24-56--scaled.png?w=1740&amp;ssl=1 1740w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che invece tiene fino in fondo \u00e8 la figura dell&#8217;allenatore. E qui arrivo alla cosa che ho capito solo scrivendo questo pezzo: il motivo per cui lo scrivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando travaso materiale tra progetti, ci\u00f2 che passa \u00e8 il frutto del lavoro svolto nel progetto precedente. Non il master prompt, che resta dov&#8217;\u00e8, ma il risultato della sua applicazione, sedimentato nell&#8217;artefatto, pi\u00f9 una parte del ragionamento che diventa informazione per lo stadio successivo. Il Pok\u00e9mon non si porta dietro la palestra, si porta dietro la mossa che ha imparato. Per questo non devo ricostruire nulla quando cambio recinto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quando \u00e8 la mia testa a lavorare, l&#8217;<em>anch\u00ednoia<\/em> che scopre un nesso, la <em>s\u00fdnthesis<\/em> che compone pezzi esistenti, la po\u00edesis che fa emergere ci\u00f2 che non c&#8217;era, l\u00ec non si travasa nessun artefatto. Non \u00e8 Claude che fa il collegamento tra la verifica avversariale sul codice e il pensiero critico sulle decisioni, e non \u00e8 Claude che porta all&#8217;esistenza una skill che in nessun materiale era contenuta. Quel lavoro lo fa la mia testa e quello che si deposita non finisce in un file. Si deposita in me, sotto forma di esperienza d&#8217;uso, di conoscenza, di capacit\u00e0 critica che prima non avevo. E si deposita soprattutto quando faccio <em>po\u00edesis<\/em>, perch\u00e9 far emergere qualcosa che non era reperibile \u00e8 l&#8217;unico lavoro che lo strumento non pu\u00f2 proprio fare al posto mio. \u00c8 la cosa pi\u00f9 importante di tutto il metodo e l&#8217;avevo sotto gli occhi senza vederla: a forza di far evolvere le attivit\u00e0 attraverso i progetti, ci\u00f2 che evolve davvero \u00e8 l&#8217;allenatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 qui che il cerchio si chiude, con tutto quello che scrivo da mesi su questo blog. Il rischio degli LLM non \u00e8 che ti facciano produrre cose sbagliate, ma che ti facciano produrre cose giuste senza che tu impari niente nel farle. Il project traversing, per come lo pratico io, \u00e8 un modo per tenere il pensiero dalla mia parte: lascio scorrere i materiali proprio per liberare l&#8217;attrito e metterlo dove conta, sul lavoro di pensiero che nessun progetto pu\u00f2 fare al posto mio. Se delego anche quello, ho una catena di artefatti perfetti e un allenatore che ha disimparato a giocare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo articolo, se volete, \u00e8 l&#8217;ennesimo esempio del metodo applicato a se stesso. Non l&#8217;ho scritto solo per voi. L&#8217;ho scritto per depositare in me, nero su bianco, cosa sto facendo quando faccio questa cosa che faccio da mesi senza averle mai dato un nome. Cristallizzare il carbone prima che si disperda. Se a qualcuno serve, tanto meglio. Se non serve a nessuno, \u00e8 servito comunque a me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Detto questo, la domanda con cui chiudo \u00e8 seria, non retorica, e la rivolgo a chi usa questi strumenti come li uso io, in modo pragmatico e senza delegare la parte che conta. Voi le attivit\u00e0 trasversali come le gestite? Le incastrate nel progetto pi\u00f9 vicino e tenete il resto in testa, o avete trovato anche voi un modo per farle attraversare? E soprattutto: quando lo fate, cosa si deposita in voi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se invece state ancora costruendo le vostre palestre e questo pezzo vi \u00e8 sembrato la descrizione di un giardino in cui non potete entrare, \u00e8 esattamente il punto da cui parte il <a href=\"https:\/\/www.fullo.net\/blog\/2026\/06\/05\/oltre-il-prompt-un-corso-per-costruire-agenti-ai-e-per-imparare-a-interrogarli\/\">corso<\/a>. Si comincia da l\u00ec, da come si pianta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uso Claude con i progetti da quando esistono, uno per ogni verticale del mio lavoro, ciascuno blindato col suo master prompt e le sue skill per ridurre il mio carico cognitivo e le allucinazioni. Ma le cose a cui tengo di pi\u00f9, attivit\u00e0 e idee, quasi mai stanno in un recinto solo. Quello che ho iniziato a fare \u00e8 farle attraversare i progetti: a volte spostando materiale da un progetto all&#8217;altro, a volte lasciando che sia la mia testa a fare il lavoro di pensiero su quello che il materiale ha depositato. Sono due movimenti diversi e fanno due lavori diversi, e tenerli distinti \u00e8 il punto. Il mio ultimo corso ci \u00e8 passato attraverso tre progetti prima di esistere. 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