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Le sentinelle: i KPI che ti dicono se il gioco è ancora quello che pensavi

I KPI che usi quotidianamente ti dicono se stai vincendo. Non ti dicono se il gioco è ancora quello che pensavi fosse. Su orizzonti medio-lunghi quella seconda informazione è quella che ti salva, e quasi nessuno la costruisce esplicitamente. Si chiamano sentinel metrics, e nascono dalle assunzioni che la tua strategia dà per scontate.

TL;DR: la metrica che ti dice se la strategia funziona ancora, non se sta vincendo

Sto preparando un workshop su Theory of Change e, lavorando sui materiali, mi sono accorto che la parte più scivolosa non è disegnare la mappa del cambiamento, ma è decidere quali numeri attaccarci sopra. Non perché siano difficili da scegliere, ma perché la maggior parte delle persone ne sceglie un solo tipo e poi si stupisce quando il sistema cambia sotto i piedi senza che nessun KPI suoni l’allarme.

Il problema: due tipi di KPI non bastano

La distinzione tra leading e lagging indicators ormai si trova ovunque. I lagging sono i numeri che ti dicono se hai vinto: fatturato, retention a 6 mesi, persone che hanno effettivamente cambiato carriera dopo un percorso formativo. Arrivano dopo, sono precisi, però quando li leggi sul foglio è già tardi per intervenire. I leading sono quelli che precedono il risultato: iscritti al workshop di skill-building, percentuale di onboarding completati al primo tentativo. Predicono, anticipano. Servono, eccome.

Questo vocabolario ha però un limite strutturale: opera all’interno del modello che hai costruito. Misura se le cose stanno succedendo come avevi previsto, non se il modello stesso regge ancora.

E qui sta la pancia del discorso. Quando ragioni su orizzonti di mesi o anni, come fai con una Theory of Change, ogni freccia della tua mappa è un’assunzione causale. Stai dicendo “se faccio A, succede B”. Quell’assunzione è vera oggi, in questo contesto, con queste persone. Tra diciotto mesi potrebbe non esserlo più, e i tuoi leading e lagging continueranno a misurare diligentemente cose che, nel frattempo, hanno smesso di significare quello che pensavi significassero.

In termini popperiani: una teoria si riconosce da come potresti falsificarla. Una strategia seria si riconosce dai segnali che useresti per dirle “ti sbagli”. Le sentinel sono esattamente quei segnali.

La soluzione: una metrica che sorveglia le frecce, non i nodi

Una sentinel metric è un indicatore di salute del sistema, non di performance. Ti dice se il modello che hai costruito sta ancora reggendo, mentre i KPI ti dicono se sta vincendo. Vive sulle frecce della mappa, sulle assunzioni causali, non sui nodi (che sono gli stati intermedi del cambiamento).

Costruirne una è meno tecnico di quanto sembri. Prendi un’assunzione critica della tua strategia, una di quelle senza le quali la mappa crolla, e ti fai una sola domanda: “se questa assunzione diventasse falsa, come lo saprei?“. La risposta è la tua sentinel.

L’esempio: la sentinella scatta in due direzioni

Faccio parte di GrUSP, una community no-profit di professionisti del tech che organizza eventi e formazione, quindi prendo uno scenario che viviamo da vicino. Numero di partecipanti che cresce per anni, poi inizia a calare, lentamente prima e più velocemente poi, nonostante il marketing aumenti e la presenza social sia più alta di prima.

Qui ci sono due mosse possibili, ed è importante non confonderle.

La prima è rileggere ciò che abbiamo già. Il calo dei partecipanti, di per sé, è una metrica di lagging: ci dice se stiamo vincendo e la risposta è no. La reazione istintiva è “facciamo più marketing“. Più budget, più canali, più visibilità. Ma se abbiamo una mappa del cambiamento, quel calo smette di essere solo un lagging e diventa anche un sintomo: il modello che dice “i talenti italiani cercano spazi tech che parlino la loro lingua” potrebbe non essere più vero come prima. È un’operazione utile, ma ex post: stiamo reinterpretando un dato che già avevamo.

La seconda mossa è quella che definisce una sentinel vera ed è ex ante. Costruiamo una metrica nuova, indipendente dal lagging, progettata fin da subito per testare quella specifica assunzione. Per esempio: il numero di persone che ci scoprono tramite canali non controllati. Passaparola, menzioni esterne, persone che arrivano perché qualcun altro ne ha parlato in un contesto che noi non abbiamo presidiato. È un proxy della serendipità: la capacità del nostro posizionamento di generare conversazioni spontanee.

Qui c’è un punto che vale la pena chiarire, perché è qui che la maggior parte delle persone si confonde. Una sentinel funziona come il manometro della caldaia di casa. Se la pressione sale troppo, la caldaia rischia di rompersi; se scende troppo, non arriva acqua calda in doccia. Il numero giusto non è “il più alto possibile” e non è “il più basso possibile”, è dentro un range. Lo strumento serve a dirti quando esci dal range, in qualunque direzione.

Le sentinel metrics funzionano allo stesso modo. Scattano quando il numero esce dal range atteso, e le due deviazioni significano cose diverse e ugualmente importanti.

Se il numero di persone che ci scopre tramite canali non controllati crolla, abbiamo perso la serendipità. Il nostro posizionamento ha smesso di generare conversazioni spontanee al di fuori dei canali che presidiamo. Magari siamo diventati invisibili a una parte del nostro pubblico, o abbiamo saturato i canali in cui ci conoscono già e non stiamo raggiungendo nessuno di nuovo. Pressione bassa: non arriva l’acqua calda.

Se invece quel numero schizza in alto, succede qualcosa di diverso e altrettanto rilevante. Il mercato è cambiato, il nostro target si è spostato, e noi non ci siamo mossi abbastanza in fretta. Stiamo diventando un riferimento per persone che fino a ieri non sapevamo di servire, e probabilmente quelle stesse persone ci stanno usando in modo che non corrisponde al nostro modello. Pressione alta: la caldaia regge ancora, ma sta lavorando in condizioni che non avevamo previsto.

In entrambi i casi, la sentinel non dice cosa fare. Dice di fermarsi a riflettere prima di reagire. Le opzioni sono graduate: cambio tattico (la mappa regge, ma una delle azioni che usavi per eseguirla non funziona più), revisione di una porzione della mappa (un’assunzione è caduta, le frecce che dipendevano da essa vanno ricostruite), riscrittura completa della strategia (l’assunzione caduta era così centrale che, senza di essa, il modello non sta in piedi). La cosa che non si fa è ignorare la sentinel e spingere più forte sulla strada vecchia. È la modalità predefinita per chi non ha sensori e rimane attiva finché non si spegne.

Perché poco, e male

Le sentinel non sono un concetto nuovo, ma vengono identificate poco e male per due ragioni.

La prima è il costo cognitivo. Una sentinel ben impostata cerca segnali che indichino che il tuo modello è errato. È una metrica anti-conferma, scomoda da progettare in azienda perché richiede di mettere per iscritto come potresti aver torto. La cultura della maggior parte delle organizzazioni è ottimizzata per dimostrare di aver ragione, non per accorgersi prima degli altri di non averla più.

La seconda è l’orizzonte temporale. Una sentinel è progettata per scattare tra dodici, diciotto, ventiquattro mesi se un’assunzione di fondo cade. In un’azienda che vive di trimestri, sembra un lusso filosofico. E qui non sono ottimista: le organizzazioni short-termiste non costruiranno mai sentinel su orizzonti lunghi, e prima o poi pagheranno il prezzo di averle ignorate. Darwinismo organizzativo. Non è un problema che si risolve con un blog post, si risolve con la selezione naturale dei modelli di business che non si sono accorti in tempo che il loro mondo era cambiato.

Le sentinelle cieche

C’è una trappola ulteriore, la più subdola. Una sentinel deriva sempre da un’assunzione critica, ma se quell’assunzione è stata esplicitata in modo parziale, anche la sentinel sarà cieca rispetto alla parte mancante.

Nel workshop emerge regolarmente che ogni assunzione critica richiede almeno tre livelli da rendere espliciti separatamente. Il livello tecnico: cosa stiamo dando per scontato come fatto verificabile (il dato esiste, lo strumento misura ciò che pensiamo, il numero è confrontabile nel tempo). Il livello personale: chi sono le persone le cui scelte mantengono in piedi quell’assunzione (sponsor, speaker, utenti power, clienti chiave). Il livello di governance: quale meccanismo decisionale collettivo si occupa di leggere il segnale e di farne qualcosa (board, team, rituale di revisione trimestrale).

Se esplicitiamo solo il livello tecnico, costruiamo sentinelle che misurano numeri, ma non dicono nulla sulle persone o sui processi che li generano. Se esplicitiamo solo il livello personale, costruiamo sentinel qualitative senza un canale che le porti al tavolo decisionale, e quel feedback resta nelle conversazioni di corridoio. Se trascuriamo la governance, costruiamo sentinel perfette che nessuno controlla con la cadenza corretta. La sentinel non è rotta in nessuno di questi casi, è semplicemente cieca rispetto alla parte di realtà che la mappa non ha messo per iscritto.

È il motivo per cui costruire le sentinel senza aver prima fatto il lavoro sulle assunzioni produce regolarmente strumenti che sembrano funzionare, ma non lo fanno.

Cosa portare a casa

Le sentinelle non si scelgono dalla dashboard, si derivano dalle assunzioni della tua strategia, esplicitate sui loro tre livelli. Senza una mappa di quelle assunzioni (che è poi ciò che fa una Theory of Change), non sai nemmeno dove guardare.

Se vi interessa il lavoro completo (la mappa del cambiamento, la falsificazione delle assunzioni, il sistema integrato di leading/lagging/sentinel), trovate i dettagli su Theory of Change, the right way e sulle prossime date del workshop. Per il resto, una domanda da portarsi via: delle assunzioni su cui poggia la vostra strategia oggi, quali sapete falsificare?

Se ti interessano questi temi ho scritto:
Theory of Change, the right way.