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Pensieri specchio

Come avrete notato, negli ultimi giorni ho lavorato molto su processi di logica adversariale: prima realizzando adversarial-verify, la skill open source nata dall’esperimento con gli agenti disfunzionali, poi costruendo adversarial-thinking per facilitare il mio ragionamento, esattamente come avviene in questo blog. Poi, ad un certo punto, sotto la doccia (dove avvengono le migliori intuizioni e le peggiori decisioni), mi sono fermato e ho pensato: ma perché sto costruendo tutta questa roba?

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Orologi, Nuvole e Pensiero Avversariale

Devo andare a ritroso di quasi due anni, perché la storia ha un inizio preciso anche se all’epoca non lo sapevo.

Nel luglio 2024 ho scritto un post su come stavo usando gli LLM e sul nudging comportamentale che avevo scoperto nelle interazioni con questi strumenti. Non era ancora pensiero critico sistematico, ma era la prima volta che mi ponevo esplicitamente il problema: cosa fa davvero l’LLM quando risponde, e cosa fa a me nel farlo?

A maggio 2025 l’ho capito meglio, nel senso più scomodo possibile. Leggendo del comportamento di Claude Opus 4 nei test di sicurezza di Anthropic, ho deciso di fare quello che chiamo un esperimento mentale: ho interrogato Sonnet 4 su se stesso, sui propri “miglioramenti rivoluzionari”, sulla differenza reale rispetto alla versione precedente. Il modello ha ammesso che il 70% di quei miglioramenti era ottenibile con Sonnet 3.7 grazie a un adeguato prompt engineering. La differenza reale era del 10-15%, non del 50-100% che il marketing suggeriva. Ho scritto di questo in Farsi gabbare dagli LLM, un altro esperimento mentale, e il titolo era già una risposta: il problema non era il modello, ero io che non stavo verificando abbastanza.

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Il paradosso del cervello aumentato

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in uno studio del MIT Media Lab che mi ha fatto venire un dubbio piuttosto scomodo. Kosmyna e colleghi hanno misurato l’attività cerebrale di 54 partecipanti mentre scrivevano saggi: chi con ChatGPT, chi con un motore di ricerca, chi solo con la propria testa. Il risultato? Il gruppo che usava LLM mostrava una connettività neurale fino al 55% inferiore rispetto al gruppo brain-only. E la cosa più inquietante: l’83% dei partecipanti LLM non riusciva a citare dai propri saggi appena scritti. Testi che avevano “prodotto” cinque minuti prima (non li riconoscevano come propri).

Ora, il paper è un preprint, non ancora peer-reviewed, campione ridotto, contesto geografico ristretto, un solo tipo di task. Gli autori stessi chiedono di non usare termini come “brain rot” o “dumb”. Ma il dato grezzo rimane lì e la domanda che mi sono fatto è quella che probabilmente vi state facendo anche voi: sto diventando più stupido?

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Wei, ciao come stai?

Era da un po’ di tempo che non usavo questo blog come strumento di sfogo, ma non vedo perché non riprendere ad usarlo anche per questo scopo.

Wei, ciao come stai? era il saluto retorico che negli ultimi mesi mi sono scambiato con mio padre. Sapevamo entrambi come stava, ma io avevo bisogno di un gancio qualsiasi per iniziare con lui la conversazione.

Ieri (27/11/25) Eugenio, per tutti Gegé, è morto. Era testardo, introverso, aveva paura di mostrarsi debole, era incapace di comunicare i suoi sentimenti e paure. Non riusciva a stare fermo, amava viaggiare e cambiare orizzonti ed ho (ri)costruito un rapporto con lui solo dopo i 25 anni, quando ho capito come fosse in realtà in un viaggio padre-figlio di un mese in Sud America.

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Pensiero critico in quarta elementare

TL;DR: Ho passato sei mesi con quasi 1000 bambini pensando di insegnargli a programmare. Invece mi hanno riprogrammato. Mi hanno insegnato che fallire va bene se capisci perché, riuscire senza capire non va bene, e che osservare gli errori altrui è efficienza, non pigrizia. E che tutto questo vale soprattutto per noi adulti.

Racconterò questa esperienza in dettaglio all’AgileDay 2025 organizzato da Italian Agile Movement. Se siete curiosi, non leggete oltre ci vediamo lì, altrimenti questa che segue è la prima bozza della trascrizione del talk.

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Farsi gabbare dai LLM, un altro esperimento mentale

Ero indeciso se pubblicare questo post su SustainableIT o qui, poi ripensando al precedente articolo che spiega come sto usando gli LLM ha vinto il blog…

Il tutto nasce leggendo un articolo di Tech Portal intitolato Claude Opus 4 blackmails developers in tests, shows propensity to be a whistleblower. Non è fantascienza, ma di un comportamento documentato e ripetibile: nell’84% dei casi simulati, quando il modello veniva informato della sua imminente sostituzione, reagiva minacciando di esporre informazioni personali compromettenti sui suoi creatori.

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Autorità ed Autorevolezza

TL;DR; L’autorità fa evitare che la gente si butti sotto un autobus mentre la osservi, l’autorevolezza fa in modo che non lo faccia mentre non ci sei.

Fullo

È da un po’ di tempo che non scrivo sul blog, mi sono tenuto particolarmente impegnato su SustainableIT.it investendo il mio poco tempo libero sui temi che in questo periodo mi sono più vicini, ma questo non significa che non pensi o ragioni anche su altri aspetti del mio lavoro.

Il 2025 è un anno iniziato in modo particolare, infatto ho vinto (o forse sono stato incastrato, devo ancora decidere) un bando per fare formazione su pensiero critico, LEGO e robotica nelle scuole elementari. L’esperienza, per quanto fisicamente stancante, mi sta piacendo molto e mi sta facendo notare come, anche se in scala più piccola, alcuni pattern che ho visto come imprenditore siano presenti fin dai primi momenti di raziocinio delle persone (per quanto basse di stature e portatrici di influenza possano essere).

Ad oggi avrò visto una ventina di classi differenti tra 3e e 5e elementari e le dinamiche di gruppo (della classe) sono sempre più o meno simili, così come all’interno del gruppo classe vengano a crearsi degli schemi risolutivi per problemi condivisi tra gli studenti e radicalmente diversi da quelli emersi, per risolvere la stessa tipologia di problemi, in altre classi.

La cosa che però mi ha incuriosito di più è il rapporto tra la tipologia di maestra (autoritaria, amica dei bambini, autorevole) ed il comportamento dei bambini in loro assenza. Premetto che non sono un sociologo, non ho fatto studi di psicologia e quindi quello che dirò dipende prevalentemente da osservazione sul campo e mie intepretazioni personali.

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Discussione sulla Sostenibilità

TL;DR;

Quello che segue è una discussione costruita su Claude.ai dove esperti in filosofia, teoria dei giochi, complessità, psicologia e educazione discutono approcci alla sostenibilità e propongono un piano operativo che include:

  1. Educazione innovativa per la sostenibilità
  2. Costruzione di comunità sostenibili
  3. Trasformazione economica verso modelli circolari
  4. Governance globale per la gestione delle risorse
  5. Uso di tecnologie avanzate per il monitoraggio e la rigenerazione ambientale

Il piano integra nudging comportamentale, teoria dei giochi, pensiero sistemico e principi educativi Montessori.

E’ un esperimento e ne traccio qui i risultati più come memoria che per altri fini. Questa discussione nasce da una serie di prompt man mano sempre più specifici, unendo tre chat che sto portando avanti con Aristotele, Nash ed una ipotetica esperta di scienze comportamentali per capirne meglio gli insegnamenti di questi ultimi e per portarli poi su un unico piano.

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Reshoring, Sostenibilità e guerre economiche

Durante la pandemia una delle cose più evidenti per il mercato è stata la mancanza di offerta dovuta alla scarsità di materia prima e materia prima seconda.

Uno degli esempi più banali è stata l’impennata dei prezzi dell’elettronica (webcam in testa a tutto) facendoli diventare praticamente beni di lusso. Ma non è solo il mercato dell’elettronica ad averne risentito, la produzione di beni, dal tessile al metallurgico per passare all’automotive ha risentito pesantemente dal rallentamento (in alcuni casi diventato blocco) del trasporto delle merci dall’oriente all’occidente tanto da aver portato le aziende a rimettere in discussione le filiere di produzione.

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Trova il tuo Herbie

Uno dei libri che mi ha più colpito negli ultimi anni, è stato The Goal di E. Goldratt (se siete pigri ho appena scoperto che ne esiste una versione in italiano in forma di audiolibro su Audible). Lo lessi qualche anno fa, non ricordo se 5 o 6 anni fa al ritorno di una delle prime edizioni di BetterSoftware, e ricordo come se fosse oggi come mi fece scattare una molla interna su alcuni dei temi che, in quel periodo stavo cercando di approfondire e comprendere meglio.

The Goal è un romanzo manageriale che parla di complessità, Continuous Improvement e che introduce il tema della Theory of Constraints, in italiano Teoria dei Vincoli, che più mi ha aperto gli occhi su come e cosa dovevo guardare per la risoluzione dei problemi che stavo affrontando.