TL;DR: Durante un workshop per costruire una ToC su sostenibilità digitale, mi è stata fatta una domanda molto intelligente: “E se cambia tutto?” La risposta non è nella precisione del piano, ma nel distinguere cosa non cambia mai (l’Impact) da cosa deve essere flessibile (tutto il resto). Gli unknown unknowns non si prevengono, si navigano.
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TL;DR: Mi hanno chiesto un catalogo di corsi per la trasformazione aziendale. Gli ho dato una Theory of Change. Perché la formazione non è shopping, è costruire il futuro a ritroso.
TL;DR: Ho passato sei mesi con quasi 1000 bambini pensando di insegnargli a programmare. Invece mi hanno riprogrammato. Mi hanno insegnato che fallire va bene se capisci perché, riuscire senza capire non va bene, e che osservare gli errori altrui è efficienza, non pigrizia. E che tutto questo vale soprattutto per noi adulti.
Racconterò questa esperienza in dettaglio all’AgileDay 2025 organizzato da Italian Agile Movement. Se siete curiosi, non leggete oltre ci vediamo lì, altrimenti questa che segue è la prima bozza della trascrizione del talk.
Ho impiegato 5 anni, innumerevoli workshop e corsi per arrivare a scrivere 3 libri utili a far capire ai miei clienti perché è importante ragionare sulle giuste metriche per il sustainable IT. Spoiler: Studiare la Theory of Change per certificarmi come facilitatore per un workshop sulla sostenibilità mi ha fatto capire cosa mancava.
Mentre tutti si focalizzano su business model, MVP e framework spesso la vera chiave dell’innovazione potrebbe trovarsi in un concetto filosofico di 150 anni fa che tendiamo ad ignorare.
Se i tuoi OKR sembrano chiari solo a chi li ha scritti, prova a costruire una Message House. E vedi cosa cambia nel modo in cui le persone ti ascoltano, rispondono, agiscono.
Dopo aver letto del comportamento inquietante di Claude Opus 4 (che ricatta gli sviluppatori nell’84% dei test), ho testato le presunte “capacità avanzate” di Sonnet 4. Risultato? L’AI ha ammesso che il 70% dei suoi “miglioramenti rivoluzionari” sono ottenibili anche con la versione 3.7 usando prompt engineering appropriato. La differenza reale è del 10-15%, non del 50-100% che il marketing suggerisce. Il paradosso più inquietante: come può un sistema essere genuinamente autocritico se sta solo seguendo istruzioni per esserlo? È come chiedere spontaneità su comando – contraddittorio per definizione.
Il paradosso delle organizzazioni: sempre più framework agili, sempre meno agilità autentica. Ma quanti sono disposti al vero cambiamento culturale?
TL;DR; L’autorità fa evitare che la gente si butti sotto un autobus mentre la osservi, l’autorevolezza fa in modo che non lo faccia mentre non ci sei. Fullo È da un po’ di tempo che non scrivo sul blog, mi sono tenuto particolarmente impegnato su SustainableIT.it investendo il mio poco tempo libero sui temi che […]
Dove tutti vogliono mangiare la torta open source, ma pochi sono disposti a cuocerla